Cosa vedere

Parco naturale di Monte Linas, Marganai-Oridda
Situata in un territorio di circa 22.220 ettari, l’area del Parco naturale di Monte Linas, Marganai-Oridda, Montimannu è compresa in parte dei comuni di Domusnovas, Fluminimaggiore, Gonnosfanadiga, Iglesias e Villacidro. Si tratta di un zona che si sviluppa prevalentemente su un territorio montuoso geomorfologicamente diverso, distribuito tra il Monte Linas (massiccio granitico) e il massiccio calcareo del Marganai, in mezzo ai quali si stende altopiano di Oridda, dove su migliaia di ettari cresce la foresta di lecci di Montimannu. Un assetto di questo genere, insieme all’azione degli agenti atmosferici, ha permesso la creazione di ambienti naturali molto diversi tra loro e di particolare fascino: nelle zone granitiche si incontrano numerose gole e cascate, mentre in quelle calcaree le infiltrazioni d’acqua hanno permesso lo sviluppo di fiumi sotterranei e la conseguente formazione di numerose grotte. Il tutto è ricoperto da ricchi boschi di lecci nelle zone più alte, sugherete in quelle basse e la tipica macchia mediterranea che crescono su rocce antichissime (tra le più vecchie d’Italia), che custodiscono i segni dell’attività mineraria che per secoli ha caratterizzato questi luoghi.

 

Cavità carsiche
Grotta di S. Giovanni

La grotta di San Giovanni deve prende il proprio nome in antichità da una cavità al suo interno utilizzata come cappella rupestre dedicata al Santo. È situata nei pressi di Domusnovas e si è formata in seguito al cedimento di un’enorme massa calcarea; la sua singolarità è dovuta alla presenza, all’interno della sua tortuosa e sinuosa galleria, di una strada interamente carrozzabile che si sviluppa per tutta la sua lunghezza, rendendola unica in Italia e rarissima anche nel mondo: risulta, infatti, accertata l’esistenza di altri tre soli casi. Di interesse storico sono i resti di alcune mura ciclopiche, testimonianza di una probabile antica fortezza, accanto ai due ingressi, a nord e a sud. Nel periodo invernale, l’entrata nord della grotta ingloba un torrente superficiale che si snoda parallelamente alla strada e arriva vicino all’ingresso sud, rendendola talvolta inagibile. Verso lo sbocco a nord, l’elemento più interessante della grotta, che non presenta molte concrezioni, è costituito dalle imponenti vasche stalagmitiche. La strada asfaltata che la percorre conduce alla valle di Oridda, ricca di lecci e querce e attraversata dal rio Sa Duchessa, in un paesaggio di elevato interesse naturalistico e culturale, soprattutto grazie alla presenza dei resti dei complessi minerari di Barraxiutta, Sa Duchessa, Tiny e Arenas, oltre che di grande bellezza.

Grotte di S. Barbara
Durante lo scavo di un fornello presso la miniera di San Giovanni, nel 1952 fu scoperta la grotta di Santa Barbara, protettrice dei minatori, oggi considerata una delle cavità più antiche d’Europa. Il fatto che non avesse comunicazioni dirette con l’esterno ma un accesso solo attraverso la miniera, ha consentito di preservarla quasi del tutto.
La grotta è formata da un grande salone ovoidale con diramazioni verso il basso e verso l’alto. Le prosecuzioni verso l’alto sono quelle più anguste, mentre nella parte inferiore si trova un piccolo lago sotterraneo. La grotta è interamente modellata da splendide concrezioni formatesi in circa 500 milioni di anni, come colonne di stalattiti alte più di 20 metri, stalagmiti ed eccentriche di aragonite. La caratteristica peculiare della grotta è data dalla presenza di cristalli disposti a nido d’ape lungo le pareti e le volte, scanditi da colonne di aragonite azzurra e enormi stalattiti che creano, nella penombra, affascinanti giochi di chiaroscuro.

Su Mannau
Le grotte di Su Mannau, nei pressi di Fluminimaggiore e particolari per ampio complesso carsico creatosi nel periodo Cambriano, sono tra le più antiche al mondo. Di grande interesse archeologico e speleologico, l’antro si snoda in due tronconi principali, su diversi livelli, originati da due corsi d’acqua sotterranei: il fiume Placido a sinistra e il fiume Rapido a destra. La lunghezza totale è di 8 chilometri ed il punto più alto è di 153 m. La parte visitabile è composta da numerose sale abbellite con concrezioni, stalattiti e stalagmiti (la più alta misura 11 metri), colonne che si innalzano fino a 15 m, cristalli di aragonite, laghi sotterranei. La prima sala ha una grande rilevanza storica anche per i collegamenti rinvenuti con il vicino tempio punico-romano di Antas. Le antichissime popolazioni sarde si recavano alla grotta di Su Mannau per praticare i culti dell’acqua, testimoniati dal rinvenimento di diversi frammenti di lucerne votive ad olio. Il Sifone e i condotti sono difficilmente visibili perché spesso sommersi.

 

Siti archeologici
Il tempio di Antas

La valle di Antas è incastonata al centro di un bellissimo anfiteatro naturale dove sorge il tempio romano unico nel suo genere in Sardegna. L’importanza del sito Archeologico è data indubbiamente dalle vestigia del luogo di culto romano, ma ripercorrendone la storia ritroviamo le testimonianze di un villaggio nuragico. Furono i nuragici ad utilizzare per primi la valle come luogo sacro con le sepolture ad incinerazione, sono state rinvenute inoltre tre tombe a pozzetto dell’età del ferro, con una tipologia funeraria di estremo interesse in quanto richiama pochi altri esempi in Sardegna. Al di sotto della gradinata d’accesso al Tempio Romano sono visibili i resti del luogo di culto cartaginese (500 a.C.), innalzato in onore della divinità punica Sid Addir Babay che personificava il dio indigeno venerato nel vicino santuario nuragico.

Il famoso Tempio romano, citato dal celebre geografo egiziano Tolomeo (II sec d.C.), risale al I secolo a.C.; fu più volte rinnovato fino ad arrivare al grande restauro testimoniato dall’iscrizione situata sulla parte sommitale dell’edificio che, conferma la collocazione cronologica al III secolo d.C. e l ‘adorazione del Dio Sardus Pater Babai.

Nuraghe Sa Domu ‘e s’Orcu
L’area archeologica sorge alle falde sud-orientali del complesso calcareo di Monti Mannu, nell’Iglesiente, regione della Sardegna sud-occidentale.
Il complesso è costituito da una torre originaria inclusa in un bastione trilobato e da un antemurale pentalobato. Alcuni resti murari suggeriscono la presenza di un villaggio annesso al nuraghe.
Il mastio, di pianta circolare, si conserva per un’altezza massima residua di m 4,50.
Si accedeva al cortile attraverso un ingresso che fiancheggia la torre, aperto in un tratto rettilineo del bastione. Il nuraghe è databile al 1600-1000 a.C.

 

Complesso minerario
Sa Duchessa

Dichiarata scoperta nel 1870 e situata a nord di Domusnovas, si tratta di una miniera di zinco, rame e piombo argentifero estratti tramite un sistema di pozzi, gallerie e trincee e trasportati fino alla laveria per essere trattati. La miniera è ubicata a sud rispetto ad un anello metamorfico generato dall’intrusione del granito ercinico sui calcari cambrici. Le caratteristiche minerarie di Sa Duchessa, come altre nel territorio sono di origine magmatica.
A partire da dopo la seconda guerra mondiale la scarsa produttività della miniera generò la crisi che portò alla chiusura definitiva dei cantieri nel 1971.
La passeggiata per raggiungere diversi cantieri prevede una spettacolare salita attraverso stretti sentieri panoramici, che raggiungono i ruderi del villaggio di Sa Duchessa de Pitzus.
Durante questa passeggiata si incontrano molte testimonianze dell’attività mineraria, fra cui citiamo: un lungo piano inclinato, molti imbocchi di gallerie, discariche e svariati ruderi.

Arenas
La miniera di Arenas è situata nella confluenza di tre valli diverse: la prima sale da Fluminimaggiore, la seconda dal tempio di Antas, la terza da Domusnovas.
Attualmente sono in corso i lavori di ripristino ambientale e geomorfologico dell’intera zona.
Di particolare interesse troviamo la laveria di Genna Carru, un grande complesso di edifici, vicinissimi tra loro, che comprende la stessa laveria, la centrale elettrica, i laboratori chimici, officine, ripostigli, docce e altri locali minori.
Gli impianti della laveria sono intatti e gli ingranaggi dei macchinari ancora presenti sono in qualche caso ancora funzionanti.

Malacalzetta
Inserita in una vasta area boschiva, nella miniera di Malacalzetta venivano estratti piombo e zinco. Raggiungibile dalla SS 126 che da Iglesias va verso Fluminimaggiore, A circa 5 km è presente una strada che attraversa il villaggio di San Benedetto per poi riprendere, attraverso un percorso molto suggestivo, fino all’insediamento situato ai piedi della Punta Campu Spina.
La storia della miniera prevede numerosi passaggi di proprietà , l’integrazione con i cantieri di Arenas , il passaggio alla gestione pubblica e infine la chiusura e il definitivo abbandono nel 1986.
Nella valle si distende una radura dove sono collocati, distanziati fra loro, i cameroni destinati agli operai.
Mentre nel piazzale alberato vi sono i resti del villaggio con la direzione, gli uffici, l’infermeria, la cantina e il circolo, variamente conservati.
La miniera fa parte del Parco Geominerario, Storico e Ambientale della Sardegna, riconosciuto dall’UNESCO.

Reigraxius
Questa antica miniera di piombo, argento e zinco era già attiva nel 1852 quando furono ripresi gli scavi minerari di epoca romana e pisana.
Il Sig. Tito Frau ampliò la concessione anche ai minerali di zinco nel 1898, per poi cedere la miniera alla Società Monteponi nel 1913. A quest’ultima fu concesso di unificare le concessioni di Reigraxius, Marganai, Perdu Carta – Perdu Adria.
La ricerca mineraria nella miniera di Reigraxius si concentrò nelle località Santa Barbara (Galleria San Giovanni) e Sant’Antonio (Galleria Scott), tramite pozzi di estrazione e gallerie.
Il minerale di piombo e di zinco veniva trasportato con l’utilizzo di carri a buoi a Domusnovas attraverso la Grotta di San Giovanni e quindi a Cagliari per essere imbarcato (in seguito venne costruito un tracciato ferroviario fino alla stazione di Musei, e quindi da qui verso il porto di Cagliari). Prima della costruzione della strada per la Grotta di San Giovanni (costruita nel 1866), era necessario lo scollinamento della Grotta per il sentiero detto “sa ia de fenugus”.

Cascate di Villacidro
Troviamo, nel comune di Villacidro, alcune tra le cascate più belle e spettacolari della Sardegna. A circa un chilometro da Villacidro, la località di Sa Spendula raccoglie ogni anno numerosi visitatori grazie allo spettacolo offerto dalla cascata del Rio Coxinas. Possiamo trovarla nella sua forma più spettacolare durante la stagione delle piogge, ma essendo la cascata una delle poche in Sardegna ad essere perenni, anche nel periodo estivo.
Gabriele d’Annunzio nel 1882, dopo aver visitato il paese di Villacidro, rimase talmente incantato dalla cascata che le dedicò un sonetto. Troviamo poi all’interno di Monti Mannu altre due spettacolari ed importanti cascate:
Piscina Irgas, raggiungibile tramite il sentiero 113 che porta ad uno spiazzo panoramico da cui si può ammirare lo spettacolo affascinante della cascata che si getta in una profonda piscina con un salto di circa 45 m
Muru Mannu, raggiungibile tramite il sentiero 109, attraversato da numerosi guadi che ne rendono sconsigliabile il percorso nei periodi delle piogge. Alta circa 70 m nel suo salto maggiore e stretto tra due pareti a strapiombo è considerata la più imponente delle cascate sarde.

Monte Linas
L’area montuosa del Monte Linas si erge nel cuore dell’Iglesiente, nella Sardegna sud orientale. Il monte è costituito essenzialmente da due aree geomorfologicamente distinte: quella del Monte Linas (prevalentemente granitica) e quella del Marganai (scisti e calcari) su cui svetta la Punta Campu Spina. Le due zone sono congiunte dall’altopiano di Oridda.
Di particolare interesse riguardo al profilo botanico sono presenti alcune piante officinali come la camomilla, la belladonna e la calendula. Il rigoglioso bosco di lecci è popolato da una fauna variegata comprendente anche il cervo sardo, il cinghiale, il muflone, il daino e l’aquila reale.Una parte del Monte Linas ospita il Parco Culturale Giuseppe Dessì, scrittore sardo che nel 1972 vinse il prestigioso Premio Strega con il romanzo “Paese d’ombre” uno dei capolavori della letteratura sarda.

Iglesias
Conosciuta per le innumerevoli chiese, Iglesias sorge ai piedi della montagna del Marganai, nel versante sud-occidentale della Sardegna.
Abitata sin dai tempi dell’età nuragica, sono ancora visibili nei suoi dintorni i siti di Is Cadonis, Medau Mannu, Punta Sa Pannara, Santa Barbara, le domus de janas di San Benedetto, le tombe dei giganti di Genna Solu, Martiadas e il tempio di Serra Abis.
Da sempre è stata una città conosciuta per la sua attività mineraria. Oggi le sue miniere costituiscono un patrimonio archeologico industriale riconosciuto dall’UNESCO:
Di particolare interesse storico e culturale:
• la cattedrale di Santa Chiara, risalente al Tredicesimo secolo, assieme alle chiese della Madonna delle Grazie e di San Francesco, con il rispettivo convento risalente al Sedicesimo secolo.
• il Museo dell’Arte Mineraria e il Museo delle Macchine.
La Festa di Santa Maria di Mezz’Agosto in data 15 Agosto con la processione de “I Candelieri“. Sempre nel mese di agosto si svolge il  e il caratteristico Corteo Medievale.